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Essenze
Guadagnare tempo è la grande impresa della vita.
Amélie Nothomb, Nè di Eva nè di Adamo
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Un assaggio. Un re forestiero m'era venuto ad abitare sotto le costole, un innominabile minotauro, a cui dovevo giorno per giorno in tributo una libbra della mia vita. E inutilmente il cuore, il quale possiede non meno che la vista, un suo prezioso potere d'accomodo, s'affannava a ripetermi ch'ero stato io a sceglierlo, quel male, per pulire superbamente ciol mio sangue il sangue che sporcava le cose, e guarire, immolandomi in cambio di tutti, il disordine del mondo. Non serviva. Non serve mai, solo al fine di consolarsene, nobilitare un destino che ci è giocoforza partire.
Un assaggio. Anch io correvo e cantavo, sistemandomi in continuazione la visiera del cappello a otto triangoli, che era troppo grande e mi cadeva sempre sugli occhi. Il giorno dopo, però, la voglia di cantare mi è andata via del tutto, quando mio padre mi ha dato una ripassata seria con la sua mano pesante. Avevo violato tre regole sacre: avevo preso in mano un'arma senza il permesso di un adulto; l'avevo presa dall'angolo rosso, togliendo la croce che ci aveva posato sopra mio nonno ( solo colui che posa la croce su un'arma può rimuoverla); e infine, avevo tentato di sparare in casa.
Un assaggio. Io vorrei, vorrei davvero che i dispiaceri scaduti, le persone sbagliate, le risposte che non ho dato, i debiti contratti senza bisogno, le piccole meschinità che mi hanno avvelenato il fegato, tutte le cose a cui ancora penso, le storie d'amore soprattutto, sparissero dalla mia testa e non si facessero più vedere, ma sono pieno di strascichi, di fantasmi disoccupati che vengono spesso a trovarmi. Colpa della memoria, che congela e scongela in automaticorallentando la digestione della vita e ti fa sentire solissimo nei momenti più impensati
Un assaggio. APPOSTAMENTI Una donna dotata di media intraprendenza comincia ad appostarsi qualche tempo prima di essere lasciata, durante quei simpatici mesi in cui lui è 'strano'. Infatti alterna gesti melensi (tipo abbracciarvi lacrimosamente dicendo: «Tu non sai quanto ti voglio bene» ovvero «Stavo per mollarti ma mi fai pena e ci ho ripensato», a prolungati mutismi irosi davanti alla finestra. E qui è bene fare una breve digressione: quando un uomo normale che non nutra una conclamata passione per i passeri o le sopraelevate, trascorre più di sette-otto minuti al mese a guardare dalla finestra, egli ha un’altra. E voi, che non siete mica sceme, o almeno non ancora, cominciate ad appostarvi. Sotto l’ufficio, davanti a casa di lui se non siete conviventi, davanti a casa della più probabile 'altra', dietro la discoteca, accanto al Bar Sport, nei pressi della casa del suo amico che quel porco gliela presta per andare con quella. Ottimo: una ben condotta politica di appostamenti conduce quasi fatalmente alla fine della storia. Infatti... voi lo scoprite lo inchiodate lui nega nega ancora continua a negare voi cominciate a credergli lui vi molla.
Un assaggio. Romanzo finalista Premio Strega 2009
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